Alcuni studenti, ripresi di spalle in un'aula luminosa, lavorano al computer portatile accanto a un quaderno, con la luce del sole che entra dalla finestra.

Alfabetizzazione AI a scuola: perché le PMI devono formare in azienda

L’indagine ESEP su 454 professionisti dell’istruzione mostra che le competenze su fonti, disinformazione e contenuti generati dall’AI sono poco strutturate nelle scuole europee

L’alfabetizzazione AI nelle scuole europee è ancora poco strutturata. L’indagine pubblicata in questi giorni sulla piattaforma ESEP, la European School Education Platform, ha raccolto 454 risposte da 38 paesi: solo il 18% degli intervistati dice che la propria scuola ha una strategia o una politica complessiva sull’alfabetizzazione mediatica.12 Il 68% giudica limitate o basse le competenze dei propri alunni. Per una PMI che assume giovani, il dato suggerisce di non dare per scontato che sappiano già verificare una fonte o riconoscere un contenuto prodotto dall’AI.2

Cosa dice l’indagine ESEP

Hanno risposto soprattutto insegnanti delle secondarie (43%) e delle primarie (22%), poi dirigenti scolastici (7%) e formatori di insegnanti (7%). L’Italia pesa per il 19% delle risposte, davanti a Romania (13%), Turchia (11%) e Spagna (9%).12 Il tema è presente nel lavoro quotidiano di molti: il 45% lo tratta in modo regolare e pianificato, il 22% lo considera centrale. Il 29% lo affronta solo in modo occasionale e informale, il 2% per niente.2 Più che una materia, è un’attività sparsa. Il 48% lo inserisce in più discipline, il 39% lo propone in attività o progetti extrascolastici, il 33% lo affronta in una materia specifica. Solo il 10% lo insegna come materia o modulo autonomo, e il 19% dichiara che nella propria scuola non è trattato in modo strutturato.2

Quali competenze i docenti ritengono prioritarie

Il 67% degli intervistati indica come più importante l’identificazione di fonti credibili e la valutazione dell’affidabilità delle informazioni. Segue il riconoscimento della disinformazione (59%).2 Il riconoscimento dei contenuti generati dall’intelligenza artificiale e la comprensione di privacy, dati personali e sicurezza online raccolgono entrambi il 46%.2 Sul livello degli studenti il quadro è prudente. Il 52% lo definisce limitato, cioè con competenze di base ma lacune evidenti, e il 16% basso. Il 21% lo giudica buono e il 5% molto buono.2

I dati europei sui giovani

La Commissione europea riporta altri numeri nella pagina dedicata alle linee guida per gli insegnanti. L’indagine ICILS del 2023 colloca il 43% dei quattordicenni sotto la soglia di base delle competenze digitali.3 Il 76% dei giovani dice di essere stato esposto a disinformazione o notizie false nell’ultima settimana (indagine del Parlamento europeo, 2024). Solo il 36% dei giovani nell’UE verifica i contenuti online (Eurostat, 2024).3

Cosa fa Bruxelles

Nel marzo 2026 la Commissione europea ha presentato la versione aggiornata delle linee guida per gli insegnanti su alfabetizzazione digitale e disinformazione, pubblicate per la prima volta nel 2022. Le nuove sezioni riguardano l’AI generativa, i social media e il ruolo degli influencer, e il «pre-bunking», cioè preparare gli allievi a riconoscere la manipolazione prima di incontrarla.32 Le linee guida sono pensate per docenti di primaria e secondaria con poca o nessuna esperienza sul tema e contengono piani di lezione e un glossario. L’azione riceve fondi dal programma Erasmus+.3 Il nuovo pacchetto su istruzione e competenze presentato dalla Commissione, che include l’uso di AI e strumenti digitali nella scuola, non contiene nulla di vincolante. Ogni Stato decide come attuare le raccomandazioni del Consiglio in base alla propria situazione.4

Cosa cambia per le imprese

I dati descrivono un sistema scolastico in cui la formazione su fonti e AI dipende dalla scelta dei singoli docenti, e l’azione europea non impone nulla agli Stati. Per le PMI questo suggerisce di trattare queste competenze come da costruire in azienda.24 Le quattro priorità indicate dai docenti (fonti, disinformazione, contenuti generati dall’AI, privacy) potrebbero servire da traccia per valutare i neoassunti e per impostare brevi percorsi interni. Che il 36% dei giovani verifichi i contenuti online fa pensare che la verifica vada chiesta come pratica di lavoro e non come requisito già acquisito.23 L’indagine raccoglie le opinioni di 454 professionisti dell’istruzione e non misura direttamente le competenze degli studenti: va letta come un segnale e non come un test.12

Fonti

  1. Alfabetizzazione AI, alle scuole manca una strategia: i risultati europei, Agenda Digitale, 2026-11-05
  2. Survey on media and digital literacy in schools – Results | European School Education Platform, school-education.ec.europa.eu
  3. Orientamenti per gli insegnanti per promuovere l’alfabetizzazione digitale e contrastare la disinformazione – European Education Area, education.ec.europa.eu
  4. Scuola, Ue lancia pacchetto contro il calo delle competenze, Il Sole 24 ORE, 2026-11-05